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sabato 1 agosto 2015

Ecco il vaccino anti-Ebola

Le notizie sul successo del vaccino contro l’ebola suscitano molto interesse nella comunità scientifica e grandi speranze nei paesi più colpiti dalla malattia. Il ritrovato messo a punto dal National Institute of Health canadese e ora sviluppato dalla multinazionale Merck mostra una protezione completa per le oltre duemila persone vaccinate.
“Siamo immensamente soddisfatti di queste notizie – dichiara il Ministro della Sanità della Guinea Remy Lama -. Come sapete, abbiamo cercato di controllare l’epidemia per più di un anno, e siamo stati i primi ad accettare di provare questo vaccino sperimentale.”
Soddisfazione anche al quartier generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra, dove si sottolinea che gli studi proseguono.
“Speriamo – precisa Marie Paule Kieny – che continuando i test con alcune modifiche, facendo tutte le vaccinazioni immediatamente e includendo persone più giovani, saremo in grado di supportare il team di risposta all’Ebola, azzerando i casi di contagio in Guinea.”
Per l’OMS, i risultati sono così promettenti che la commissione indipendente che li ha validati ha consigliato di interrompere la fase iniziale per passare a un nuovo test che coinvolga anche i bambini. Il successo del vaccino canadese potrebbe rendere inutili i tentativi dei concorrenti, tra cui l’italiana Okairos.

fonte euronews

martedì 18 febbraio 2014

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sabato 1 febbraio 2014

Estratto geranio efficace contro Hiv

Cannabis terapeutica

Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato la legge regionale che regolarizza l’uso dei farmaci a base di cannabis sativa per le patologie compatibili con il trattamento, votando all’unanimità la legge per l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico.
cannabis terapeuticaUna battaglia sostenuta in particolare dall’associazione no profit “La Piantiamo” di Racale (un paesino del sud Salento) che ha dato vita al primo Cannabis Social Club di Italia e che promuove l’uso terapeutico della canapa medicinale attraverso la coltivazione e l’approvvigionamento ai pazienti affetti da patologie come sclerosi multipla e cancro.
I fondatori dell’associazione sono Lucia Spiri e Andrea Triscuoglio di Foggia, entrambi affetti da sclerosi multipla, che da anni si curano con la cannabis terapia utilizzando il Bedrocan: medicinale a base di inflorescenze di canapa da cui hanno tratto innegabili benefici. Si tratta di un farmaco prodotto in Olanda e acquistato dalla sanità regionale ad altissimi costi: circa 40 euro al grammo (la dose è di circa tre grammi al giorno). Da qui l’idea di coltivare la cannabis a scopo terapeutico e di produrre autonomamente il farmaco. Il primo passo è stato costruire una cornice normativa a livello regionale che ne legittimasse la coltivazione e la somministrazione. A seguire. le interlocuzioni tra l’associazione di volontariato e l’assessore regionale alle politiche della salute Elena Gentile, fino al sì unanime del consiglio regionale pugliese. Altrettanto fondamentale è stato il ruolo del primo cittadino di Racale, il sindaco Donato Metallo, che ha sempre sostenuto l’idea e ha perfino donato alcuni terreni di proprietà comunale all’associazione per la coltivazione della cannabis.
Ora sta alla Regione Puglia fare in modo di rendere operativa la legge dialogando con il ministero per ottenere l’autorizzazione alla coltivazione e alla lavorazione. “È una legge che risponde ai bisogni terapeutici di tanti cittadini e cittadine pugliesi – ha sottolineato l’assessore alle politiche della salute Elena Gentile – che si trovano nella condizione di trattare patologie compatibili con i farmaci a base di cannabis. Però è anche un modo per porre all’attenzione politica dal punto di vista nazionale il tema dell’uso dei cannabinoidi in un regime meno proibizionistico, consentendo al contempo anche un accesso facilitato e meno oneroso al farmaco stesso”.
di Martina Lacerenza.

mercoledì 13 novembre 2013

Buoni spesa per chi allatta al seno La scelta che divide gli inglesi Alle mamme duecento sterline da usare nei negozi. Il dibattito: «È diseducativa». «No, risparmiamo prevenendo le malattie»


Duecento sterline per allattare al seno. Sono duecentotrentasei euro e potranno essere spesi in buoni per i supermercati e i negozi del centro da 130 puerpere del South Yorkshire e del Derbyshire che nutriranno i loro bambini con il latte materno fino al sesto mese. Il progetto pilota è dell’Università Sheffield con la collaborazione del governo e ha lo scopo di cambiare l’approccio all’allattamento al seno nelle aree più depresse dell’Inghilterra. Qui le ragazze non solo si vergognano di allattare fuori di casa, ma anche in casa, per paura di attirare l’attenzione su una parte del corpo così esposta ad attenzioni di tipo sessuale. La notizia, che compare sulla stampa inglese dal Guardian alla Bbc , ha scatenato un dibattito interno, alimentato da chi considera diseducativo dare dei soldi per fare una cosa naturale come nutrire il proprio figlio. Eppure non è la prima volta che il governo dà degli incentivi per correggere comportamenti scorretti, dal fumo all’abuso di cibo. L’esperimento sulle mamme, che se funzionasse sarebbe esteso su scala nazionale, non nasconde però esattamente il desiderio di aiutare chi ha appena partorito.
IL RISPARMIO -Il Sistema sanitario nazionale risparmierebbe 40 milioni di sterline grazie agli effetti positivi dell’allattamento, che vanno dalla diminuzione di problemi come asma e allergie, al miglioramento delle difese immunitarie e delle capacità visive, oltre alla prevenzione sulla madre per quel che riguarda il tumore al seno. Se si pensa che nelle zone in cui è in corso il programma soltanto una donna su quattro sta ancora allattando al seno alla sesta-ottava settimana rispetto alla media nazionale del 55 per cento, si capisce perché medici e funzionari siano interessati a portare a termine questa sperimentazione. Per le verifiche ci si affiderà alla autocertificazione e ai controlli delle ostetriche del posto. 
IN ITALIA - Eppure questo tipo di incentivi non dovrebbero sorprendere. «In Italia al limite te li danno per comprare il latte in polvere», commenta Angela Giusti, ricercatrice dell’Istituto superiore di sanità, referente per quel che riguarda i dati sull’allattamento a seno. Dice: «I veri aiuti andrebbero dati per non lasciare sole le mamme. Ho lavorato per due anni in Francia e avevo 300 euro al mese per ciascuno dei miei quattro figli, oltre all’aiuto domestico. Continuare a lavorare, per me, è stata una scelta». Lamenta la mancanza di un dato unico nazionale, perché non ci sono i finanziamenti pubblici per fare un sistema di monitoraggio serio su questo tema. Dall’ultima indagine Istisan risulta che a pochi giorni dal parto il 91,7% delle italiane e il 90,1% delle straniere allatta al seno. Il quinto Rapporto della Convenzione sui diritti dell’infanzia (2012) calcola che al momento delle dimissioni quelle che nutrono il neonato con il proprio latte superano l’80 per cento. Ma cosa succede dopo? Succede che le percentuali crollano. Perché si torna in ufficio e non è semplice avere a disposizione un angolo tranquillo per usare il tiralatte per la poppata successiva. E malgrado le associazioni dei consumatori abbiano calcolato che il latte artificiale costi 1.200 euro l’anno per bambino, e che dunque la soluzione «naturale» sia la più economica, la maggior parte delle mamme al terzo mese del pupo è costretta a cedere alla polvere. «Che non sarà mai come il latte materno: quello artificiale è privo della componente anticorpale e del famoso bifido batterio, particolarmente prezioso per l’intestino», spiega la ginecologa milanese Stefania Piloni.
La rivista pediatrica Archives of Disease in Childwood assicura che il latte, assieme al contatto pelle-bambino, aumenta le facoltà cognitive e migliora lo sviluppo neurologico. L’Oms lo raccomanda come alimento principale fino al sesto mese. Ci sono, tuttavia, anche mamme che non riescono a produrre latte e che per questo si sentono marchiate a vita. Conclude Piloni: «L’importante è che la madre sia felice. Meglio una mamma con il biberon di una che piange mentre allatta». 

Sesso, ecco il Viagra che si scioglie in bocca: funziona in 12 minuti


Gli studi clinici mostrano che la maggior parte dei pazienti (71%) ottengono la massima efficacia entro 30 minuti. La nuova pillola blu sarà disponibile nelle farmacie dal 18 novembre
Roma, 13 novembre 2013 - A 15 anni dal suo lancio arriva il Viagra che si scioglie in bocca. Una nuova formulazione 'Viagra Oro': una pastiglia che deve essere posta in bocca, sulla lingua, e lasciata sciogliere prima di ingerirla con o senz’acqua. Si scioglie entro 30 secondi lasciando un gradevolearoma di limone. Gli studi clinici, riferiscono gli esperti nel corso di un incontro stampa a Milano, mostrano che il farmaco comincia a funzionare entro 12 minuti dall’assunzione e che la maggior parte dei pazienti (71%) ottengono la massima efficacia entro 30 minuti. La nuova pillola blu, che sarà disponibile nelle farmacie italiane dal 18 novembre, garantisce un’erezione duratura per 4-6 ore.
La disfunzione erettile può avere conseguenze importanti anche sulla donna e sulla sua salute sessuale”, dichiara Alessandra Graziottin, direttore centro di ginecologia e sessuologia medica H. San Raffaele Resnati di Milano. "Non a caso 6 donne su 10 si dicono insoddisfatte del proprio rapporto con il partner che soffre di disfunzione erettile".
La nuova formulazione, spiega Francesco Scaglione, Direttore Scuola di Specializzazione di Farmacologia Clinica dell’Università di Milano, "si può definire fast absorbing. L’assorbimento, infatti, avviene in parte nell’area pre-gastrica (bocca, faringe ed esofago) evitando così il metabolismo di primo passaggio e assicurando una maggiore biodisponibilità e un miglioramento della performance clinica".
"Senz’altro l’introduzione del Viagra (sildenafil citrato) sul mercato ha rappresentato un grande cambiamento culturale, al punto che il termine 'rivoluzione' appare assolutamente appropriato. - Spiega Giorgio Franco, Presidente Società Italiana di Andrologia - Oggi il paziente è sicuramente più incline a parlarne con lo specialista, ma anche con il medico di base, e la DE non è più vista come un tabù ma come una disfunzione curabile. A questo proposito, la nuova formulazione rappresenta una soluzione efficace, comoda e discreta".
I numeri di Viagra testimoniano l’importanza del farmaco: 3 miliardi di pillole consumate nel mondo, per 51 milioni di uomini che lo hanno assunto almeno una volta nella vita. In Italia, nel solo 2013, sono state acquistate oltre 6 milioni di compresse. Una media di quasi una pillola blu ogni due maschi italiani over40 (437 compresse ogni 1.000 uomini).
fonte Quotidiano.net

martedì 12 novembre 2013

La sfida di Google Play sui film via web


L'offerta (legale) di contenuti video da acquistare via web trova un altro player protagonista. E non uno qualsiasi, visto che si tratta del gigante di Mountain View che, dalla pubblicità all'editoria, sta togliendo il sonno a parecchi. In Italia da oggi sarà possibile noleggiare o acquistare film da Google Play, l'online store di Google per il digital entertainment. Grazie all'offerta di film, che si aggiunge a quella già disponibile di applicazioni, giochi, musica e libri, Google Play diventa così a tutti gli effetti uno store completo per accedere a contenuti di intrattenimento digitali da smartphone, tablet e computer. I prezzi partono da 2.99 euro per il noleggio di film a definizione standard e 7.99 per l'acquisto, sempre a definizione standard. L'acquisto o noleggio dei contenuti digitali può avvenire attraverso dispositivi android o direttamente dal web. Nel primo caso è sufficiente accedere allo store Google Play per acquistare film da guardare in streaming immediatamente oppure in un secondo momento, dopo averli scaricati sul proprio dispositivo android, anche senza una connessione dati. La maggior parte dei contenuti è disponibile per 30 giorni a partire dalla data del noleggio e per 48 ore dall'inizio della visione. Chi invece si collega da computer può acquistare o noleggiare questi contenuti digitali attraverso la pagina web di Google Play. A partire da oggi, quindi, si potranno noleggiare o acquistare (in alta definizione o in definizione standard) i film in uscita tratti dai cataloghi dei principali studi cinematografici internazionali, come Paramount Pictures, Warner Bros, Sony Pictures Home Entertainment, The Walt Disney Company e Twentieth Century Fox. A questi si aggiungono anche titoli distribuiti dalle principali case indipendenti italiane, quali CG Home Video, Lucky Red, Eagle Pictures, BiM Distribuzione, Luce - Cinecittà, Moviemax, M2 Pictures, Dall'Angelo Pictures e Videa. Il colosso di Mountain View lancia così il suo guanto di sfida a iTunes della Apple, già sul mercato come Chili Tv o, in qualche misura, Cubovision, ma anche anticipando i tempi di un'autentica battaglia che si profila per i prossimi mesi sul fronte dei contenuti video via web. Netflix sta infatti preparando il suo sbarco in Italia. E da Mediaset a Sky i motori sono già caldi. Il Biscione già a maggio, per bocca del suo vicepresidente Pier Silvio Berlusconi, aveva annunciato un nuovo servizio: "Infinity", basato sul modello Usa di Netflix. In pratica ci sarà «un'infinita» libreria di titoli offerti on demand e senza alcun vincolo di abbonamento «attraverso tutti i possibili device». Il servizio partirà il 9 dicembre con un costo che dovrebbe attestarsi sui 9 euro al mese. Da Sky la risposta dovrebe arrivare nei primi mesi del 2014, con "River". Un'offerta legale rafforzata, dunque, per vincere il fenomeno imperante dell'illegalità dei contenuti audiovideo che corre sul web e che pesa attorno ai 600 milioni di euro (dato Fapav). Il tutto in attesa del regolamento Agcom sulla tutela del diritto d'autore online, che si sta avvicinando alle battute finali del suo percorso di confronto con gli stakeholders.

di Andrea Biondi - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Whwar

sabato 9 novembre 2013

Non solo gli agrumi ma anche tante verdure fresche aiutano a sconfiggere i malanni di stagione


All'arrivo dell'inverno gli italiani dimenticano quanto è importante introdurre abbastanza verdura nell'alimentazione quotidiana. A farne le spese è la loro salute, che in assenza di un adeguato apporto della vitamina C contenuta in questi alimenti è più esposta ai malanni tipici dei mesi autunnali e invernali. A puntare i riflettori sul problema è l'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, che in un'indagine che ha coinvolto circa 7.600 italiani ha scoperto che se è vero che nei mesi freddi si consumano più agrumi, il consumo limitato di pomodori, broccoli e altre verdure ricche di vitamina C non permette di soddisfare il fabbisogno giornaliero di questo micronutriente.

Conservazione e cottura: i punti deboli della vitamina C. Come ricorda Michela Barichella, esperta del Comitato scientifico dell’Osservatorio, “la vitamina C è indispensabile per il nostro organismo, che non è in grado di produrla autonomamente, per questo è molto importante essere certi di assumerne una quantità adeguata dagli alimenti”. I dati dell'indagine stimano in 143 mg il consumo medio giornaliero di vitamina C da parte delle donne italiane e in 146 mg quello degli uomini, dosi che sarebbero sufficienti a soddisfare il fabbisogno indicato dai Livelli di Assunzione giornalieri Raccomandati di energia e Nutrienti per la popolazione italiana. Purtroppo però l'alta deperibilità della vitamina C - che può essere danneggiata dall'esposizione al sole e alla luce, da un'errata conservazione e dalla cottura - riduce le quantità realmente assorbite dall'organismo. Non solo, chi fuma deve anche fare i conti con il fatto che ogni sigaretta fumata corrisponde all'eliminazione di 20 mg di vitamina C.

I consigli degli esperti. Per tutti questi motivi gli esperti dell'Osservatorio hanno messo a punto un decalogo per aiutare gli italiani a soddisfare il proprio fabbisogno di vitamina C. Eccolo punto per punto.

  1. La frutta più ricca di vitamina C sono gli agrumi, ma ne sono ricchi anche kiwi, fragole e ribes nero: Le verdure più ricche di questo micronutriente sono invece i pomodori, i peperoni, i broccoli, la rucola, i cavolfiori, il cavolo e gli spinaci.
  2. Bisogna consumare circa 3 frutti freschi al giorno variandone il tipo e preferendo gli agrumi (arance, pompelmo, mandarini), da mangiare a fine pasto, come spuntino, a colazione, interi, spremuti o in macedonie o insalate.
  3. Pranzo e cena devono prevedere verdura fresca, da scegliere variando tipo e colore.
  4. E' meglio consumare frutta e verdure fresche: una conservazione prolungata può ridurre il contenuto di vitamine.
  5. La conservazione deve avvenire al chiuso e al riparo dalla luce; eventuali spremute o centrifugati devono essere consumati immediatamente.
  6. La bollitura estrae la vitamina C dagli alimenti. Meglio, quindi, cucinare le verdure al vapore, alla piastra o al microonde.
  7. modi migliori per consumare frutta e verdura sono a crudo o frullate.
  8. Il consumo di vitamina C può essere aumentato aggiungendo limone al tè, alla carne e al pesce.
  9. bambini e chi soffre di infezioni ricorrenti devono prestare particolare attenzione a soddisfare il fabbisogno di vitamina C.
  10. fumatori devono aumentare il consumo di alimenti ricchi di vitamina C.

Check-up sulla salute grazie ad un soffio sullo smartphone?


Basterà soffiare sul proprio smartphone per sapere lo stato di salute del nostro organismo? 
Pare di si, da una nuova ricerca che è stata effettuata dagli studiosi dell’Università siciliana di Messina. 
”Si tratta di una storia di successo di un gruppo di ricerca dell’Università di Messina che ci rende orgogliosi e ciò dimostra che quando c’è un’ eccellenza non ci sono limitazioni geografiche. 
Questa è la via che ci permetterà nei prossimi anni di affrontare la sfida della valutazione della ricerca”. 
Ad affermare tutto ciò è la professoressa Daniele Baglieri, tra le coordinatrici del progetto Safely, che, sviluppato presso l’università di Messina, porta una grande novità nel campo delle analisi. Verranno inseriti dei sensori minuscoli, quasi invisibili, sullo smartphone e tali sensori permetteranno di sapere, tramite un soffio, le nostre condizioni di salute. Insomma, una vera e propria analisi istantanea, in diretta e molto semplice da effettuare.
Il progetto portato avanti, costato 90 milioni di Euro interamente finanziati dalla Samsung, è stato guidato dai professori Giovanni Neri e Nicola Donato; un vanto certamente per l’ateneo peloritano, ma anche una novità che senza ombra di dubbio faciliterà la vita a milioni di persone in tutto il pianeta.

martedì 9 aprile 2013

I politici italiani...


Ecco come i nostri politici risolvono i problemi Dell' Italia.
Qui non è importante appartenere al PD o al PDL o ancora al M5 stelle, qui ci sono problemi seri e tutti se ne fregano pensando solo ai loro interessi, e nel frattempo le aziende chiudono la gente viene licenziata o peggio ancora si suicida!!!
Basta dovete Fare L ' Italia...






giovedì 16 agosto 2012

Il Cacao contro L' Alzheimer

Il cacao infatti può essere annoverato tra le sostanze buone e appaganti per la gola che hanno anche il pregio di far bene. A patto che, naturalmente, lo si consumi in modiche quantità e all'interno di una dieta equilibrata. E poi dicono che "le cose buone fanno male".
Una ricerca italiana  aggiunge un'altra importante virtù al cacao, è in grado di frenare il declino cognitivo che interessa il 6 per cento degli over 70. In polvere, sotto forma di tavoletta o di bevanda, poco importa: l'ultimo potere del cacao pare sia quello di contrastare l'Alzheimer. Oltre a essere un antidepressivo e un antiossidante, a migliorare le funzioni dei vasi sanguigni e a ridurre la pressione, questa sostanza che ha anche il vantaggio di essere buona vanta la capacità di contrastare l'invecchiamento delle cellule cerebrali. Lo ha scoperto l'équipe coordinata dal professor Giovambattista Desideri, della Divisione Geriatrica dell'Università dell'Aquila, in uno studio pubblicato sul giornale Hypertension.
È tutto merito dei flavonoli del cacao, ovvero dei composti appartenenti alla classe dei flavonoidi: nelle giuste dosi sarebbe infatti grazie a questi componenti naturali che il cacao aiuterebbe a frenare il declino cognitivo. Lo studio ha coinvolto novanta persone anziane già interessate da un declino cognitivo lieve, condizione che comporta la perdita di memoria e che può progredire fino ad arrivare alla demenza e all'Alzheimer.Il ruolo chiave dei flavonoli del cacao, secondo i ricercatori, sta soprattutto nel ridurre l'insulino-resistenza, ovvero la reattività dell'organismo all'ormone che controlla gli zuccheri. Se il cacao mantiene il cervello giovane sarebbe infatti proprio grazie alla riduzione della resistenza all'insulina, clinicamente correlata al miglioramento delle performance mentali.

In Farmacia nuova regola.

Da oggi il medico dovra' indicare in ricetta 

'rossa', in linea generale, il nome del principio 

attivo del farmaco prescritto invece del nome 

commerciale. Puo' aggiungere, oltre alla 

sostanza contenuta nel farmaco, anche il nome 

commerciale di un medicinale solo nel caso in 

cui sia specificata la "non sostituibilita'", che va 

giustificata con una sintetica motivazione ad hoc. 

Le nuove norme sono entrate in vigore con la 

pubblicazione in Gazzetta ufficiale, datata 14 

agosto. Pubblicazione che stabilisce la conversione in legge del dl 95 'Disposizioni urgenti per la 

revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini'.La nuova normativa per i medici 

e' indicata al comma 11-bis. "Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia 

cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica - si legge - per il cui trattamento sono 

disponibili piu' medicinali equivalenti e' tenuto ad indicare nella ricetta del Servizio sanitario 

nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco". Il medico "ha facolta' di 

indicare altresi' la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale 

indicazione e' vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una 

sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilita'". Il farmacista dovra' attenersi alla disposizione. 

lunedì 13 agosto 2012

I nomi dei personal trainer del sesso



Volete dei nomi? Ve li diamo!
I primi due personal trainer del sesso hanno un nome ed un cognome! Si chiamano Eric Amaranthe Amy Jo Goddard, a loro detta veri esperti del settore che non vedono l'ora di salvare le alcove a rischio di milioni di coppie. I due guru del sesso discordano sull'approccio alle lezioni: mentre Eric preferisce essere in prima linea durante l'atto sessuale della coppia da "salvare", posizionandosi quindi a ridosso del letto, Emy, figlia della nuova tecnologia, preferisce osservare tutto con "distacco", attraverso la webcam di Skype!
Quanto costa ingaggiare un personal trainer del sesso?
Al momento, però, non è ancora stato reso noto il tariffario dei due professionisti dell'amore, come avrebbe cantato Julio Iglesias!

I personal Trainer del Sesso


Negli Stati Uniti, proprio quando credevamo di aver visto e sentito tutto, ci stupiscono ancora una volta lanciando sul mercato, probabilmente, una delle professioni più bizzarre (o inutili..?) del mondo del lavoro: il personal trainer del sesso! Si, avete letto bene! Questo nuovo professionista del settore, versione evoluta e "notturna" del classico personal trainer che troviamo in palestra, anziché la giusta dieta e la postura adatta per gli addominali, ci indicherà, proprio mentre noi ci stiamo dimenando sotto le lenzuola, quello che non va nella nostra performance sessuale, dandoci le giuste "dritte" in tempo reale!Provate ad immaginare: uno sta lì con il proprio partner sul letto e qualcun altro, seduto su una sedia a un metro da loro, inizia a fare il professore: "Più concentrato ragazzo! Più sorridente ragazza! Volete usare quell'attrezzo che vi è costato 65 euro? Ora vi consiglio la posizione in cui lui sta sopra e lei.. pure!". Il personal trainer che ingaggerete, proprio come un blasonato sessuologo, entrerà nella vostra esperienza erotica sviscerando ogni forma di taboo, remora e perversione al solo fine di migliorare la vostra vita sessuale di tutti i giorni e rendervi persone più felici e soddisfatte.

Tumori, hanno le ore contate.


Scoperta una proteina che contrasta il meccanismo che fa vivere le cellule malate più a lungo delle sane

MILANO - DBC1 e SIRT1: non sono navicelle spaziali, ma proteine. Che hanno un ruolo importante nella salute del nostro organismo. Le ha studiate un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, arrivando alla conclusione che la DBC1 può far ripartire il meccanismo che porta le cellule tumorali a invecchiare e poi a morire. Al contrario, la SIRT1 è una specie di "elisir di lunga vita" per le cellule del tumore. I ricercatori hanno dimostrato che DBC1 è capace di annullare l’effetto di "eterna giovinezza" della SIRT1. Quest'ultima è coinvolta però anche in altri processi, in particolare è utile nella regolazione del metabolismo e se presente in buone dosi può prevenire obesità e diabete. Dunque come regolarsi? «Premetto che questo studio è a un livello iniziale e che siamo già impegnati in ulteriori approfondimenti - spiega Laura Zannini, ricercatrice all'Istituto nazionale dei tumori e prima autrice dello studio -. Abbiamo analizzato linee cellulari umane con tumori e abbiamo individuato il ruolo positivo della DBC1 nella cura del cancro, in particolare il tumore al seno. Allo stesso tempo però la proteina ha un ruolo negativo per obesità e diabete, dunque un eventuale sbocco terapeutico dovrebbe essere in grado di modulare e localizzare i livelli delle due proteine. Nel tumore del seno abbiamo visto che entrambe le proteine sono presenti in livello elevato». Obiettivo dello studio, pubblicato sul numero di agosto della rivistaJournal of Molecular Cell Biology, è «cercare di capire il ruolo delle due proteine come marker per il tumore al seno e altri tipi di tumore - spiega Zannini -, nell'ottica della diagnosi precoce». Nella nuova fase del lavoro, i ricercatori vogliono capire come avviene l'interazione tra le due proteine, che - si è visto - aumenta in presenza di danni al Dna (per esempio durante la chemioterapia).
LO STUDIO - In generale, quando le cellule del corpo umano presentano una grave alterazione del Dna si attiva al loro interno la proteina p53, chiamata “il guardiano del genoma” in quanto è responsabile dell’apoptosi, cioè un meccanismo naturale che spinge le cellule con il Dna troppo danneggiato a morire. Questo "suicidio cellulare" è essenziale perché evita che cellule con il patrimonio genetico alterato e potenzialmente in grado di trasformarsi in cellule tumorali possano continuare a crescere in modo incontrollato. In caso di tumore, questo meccanismo non solo non si attiva ma è anche molto alto il livello della proteina SIRT1, l’"elisir di lunga vita" delle cellule, che blocca p53 e mantiene in vita le cellule tumorali per un periodo superiore alla norma. Lo squilibrio tra i valori di DBC1 e SIRT1 all’interno delle cellule tumorali era un fenomeno già noto; ciò che non era conosciuto era il tipo di rapporto che lega queste due proteine. I ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori hanno aumentato artificialmente il livello di DBC1 in cellule del tumore mammario: conseguenza di questa variazione è stata una diminuzione di SIRT1. Alla riduzione di questa proteina è corrisposto un aumento di p53 e si è intensificato il fenomeno di "morte programmata" delle cellule tumorali.
INTERAZIONE - Sulla base dei risultati, i ricercatori hanno anche compreso perché nei tessuti di tumori del seno e dello stomaco dalla prognosi particolarmente infausta si registrano valori alterati di DBC1 e SIRT1: un livello limitato del primo consente un’elevata presenza di quest’ultima proteina e quindi una lunga vita e azione delle cellule del tumore. Sottolinea Domenico Delia, responsabile della Struttura meccanismi molecolari di controllo del ciclo cellulare dell’Istituto Nazionale dei Tumori: «La nostra ricerca ha studiato la presenza di queste proteine e come interagiscono tra loro nei tessuti del tumore del seno, tuttavia queste molecole sono presenti e coinvolte nel ciclo vitale di tutte le cellule e questo implica che i risultati di questa ricerca sono applicabili a diverse forme di cancro. Si aprono quindi importanti prospettive di ricerca: possiamo studiare nuove strategie terapeutiche che aumentino la presenza nell’organismo e nei tessuti del tumore di DBC1, contrastando così l’azione di ringiovanitrice di SIRT1 e spingendo al suicidio le cellule tumorali. È importante precisare – continua Delia – che si tratta ancora di una scoperta effettuata in laboratorio e che prima di avere un applicazione clinica di questo meccanismo saranno necessari alcuni anni».

venerdì 10 agosto 2012

DUCATI-ROSSI, STORIA FINITA. VALE TORNA ALLA YAMAHA


La casa bolognese ha comunicato che il rapporto con Valentino Rossi si chiuderà alla fine del campionato del mondo del 2012. Il campione pesarese correrà per il team giapponese nelle prossime due stagioni a fianco di De Lorenzo.

Ducati-Rossi, storia finita. Vale torna alla Yamaha
Valentino Rossi
ROMA - Ducati-Rossi è addio, Vale torna alla Yamaha. Mentre la casa bolognese comunicava sul proprio sito la fine nel 2012 del rapporto con il campione pesarese, dal Giappone l'annuncio del grande ritorno. Valentino Rossi correrà per il team nipponico nelle prossime due stagioni.

IL COMUNICATO DELLA DUCATI. ''In attesa che il motomondiale si rimetta in azione per il Gran Premio di Indianapolis del 19 agosto - si legge nella nota diffusa dalla casa di Borgo Panigale - Ducati comunica che alla fine del Campionato del Mondo MotoGP 2012 si concluderà il rapporto di collaborazione con Valentino Rossi. Ducati fa gli auguri al pilota italiano per le nuove sfide che andrà ad affrontare, continuando nel frattempo a mettere in campo tutte le sue energie per condividere un finale di stagione in crescita''. Ducati, dopo aver recentemente rinnovato l'accordo con il pilota americano Nicky Hayden, sta completando la definizione della squadra che gareggerà nel Campionato del Mondo 2013.

IL RITORNO IN YAMAHA. ''E'con grande piacere che Yamaha Motor Co. Ltd conferma la firma di Valentino Rossi per il Team Yamaha Factory Racing MotoGP per le stagioni 2013 e 2014'', afferma una nota. Rossi è entrato in Yamaha nel 2004 e ha conquistato quattro titoli di campione del mondo MotoGP con la Yamaha YZR-M1 nel 2004, 2005, 2008 e 2009. In sette anni, ha vinto 46 Gran Premi con la Yamaha prima di lasciare alla fine della stagione 2010.

IN COPPIA CON DE LORENZO. Rossi, attualmente 8/o nel Mondiale 2012, farà coppia con Jorge Lorenzo, che guida attualmente la classifica piloti dopo aver ottenuto cinque vittorie nelle prime dieci prove (la stagione ne conta in tutto 18). 

mercoledì 8 agosto 2012

Caffè in auto? Ora si.


Ebbene si, ora il caffè lo si può preparare anche in auto....
Ora potete dormire qualche minuto in più, tanto il caffè lo potete bere in auto. Grazie all’ idea di una società francese, ora è possibile prepararsi un caffè espresso nella comodità della propria auto.

La macchina si collega alla presa accendisigari dell’auto, si inserisce la cialda del caffè e poi la macchinetta scalda l’acqua e fa un ‘bip’ quando è pronta a versare il caffè, operazione che deve essere fatta manualmente dato che per motivi di spazio non c’è un porta-tazzina. Ammetto di non essere sicuro che sia un oggetto così indispensabile, e che secondo me se si è stanchi durante un viaggio è forse meglio fermarsi piuttosto che prepararsi un caffè mentre si guida, ma va dato atto che il meccanismo di funzionamento è piuttosto semplice, ed anche il costo (circa 150 euro) non è stellare.
E poi la vostra auto sarà avvolta dall’inebriante odore del caffè espresso. Soprattutto se nell’operazione lo avete versato sui sedili.

Il collaudatore di prostitute




Lo sapevate che fosse un lavoro?
Beh, un certo Jamie Rascone è stato assunto per fare un lavoro decisamente insolito,prima di allora era un ex Dj e modello,ora invece si occupa  del “controllo di qualità” in un bordello VIP di Santiago (Cile). Dove la prostituzione è legalizzata.
Rascone è entrato in contatto con la proprietaria della casa di tolleranza, una certa Fiorella Companions, mentre stava scrivendo una storia sulla rivoluzione sessuale nel paese, quando gli è stato offerto di occuparsi del “colloquio finale” con le ragazze che si propongono per un lavoro. Perché entrare a fare parte delle lavoratrici del bordello di Madame Fiorella sembra tutt’altro che semplice: le candidate sono accuratamente selezionate tramite colloqui, test psicologici, oltre che selezione fotografica. Le cinque o sei che passano queste selezioni vengono poi “testate” da Jamie, che poi fa un dettagliato rapporto scritto a Madame Fiorella.
Che dire un lavoro davvero strano...

Allenarsi con i pesi regolarmente riduce rischio di diabete

Alzare pesi in maniera regolare abbatte il rischio di diabete del 34 per cento. Lo ha stabilito uno studio della Harvard School of Public Health, in collaborazione con ricercatori danesi, pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine.
Stando ai risultati, inoltre, se al lavoro con i pesi si associa anche un'attività di tipo aerobico come una camminata veloce o il jogging, la riduzione del rischio di diabete si attesta addirittura al 59 per cento.
L'analisi ha riguardato oltre 32 mila uomini divisi in vari gruppi di allenamento, dai 30 ai 60 minuti di allenamento a settimana, dai 60 ai 150 e dai 150 in poi. Il rischio di diabete si abbassa rispettivamente del 12, del 25 e del 34 per cento. Adottando le stesse fasce di allenamento, ma trasferendosi sulla strada a correre o a camminare velocemente, il rischio cala rispettivamente del 7, del 31 e del 52 per cento. L'ideale, come detto, è abbinare le due attività, arrivando a un'attività fisica di 300 minuti alla settimana equamente divisi fra pesi e corsa, che porta a una riduzione complessiva del rischio del 59 per cento.
Uno degli autori della ricerca, Anders Grøntved, spiega: “questo è il primo studio che indaga gli effetti della pesistica nella prevenzione del diabete di tipo 2 in soggetti sani. I risultati suggeriscono soprattutto che i pesi possono essere una valida alternativa al movimento aerobico, sport difficile da intraprendere in chi non è fortemente motivato e non allenato. Restano da indagare invece gli effetti sulle donne che non sono state incluse in questa indagine".

lunedì 6 agosto 2012

Parte la sperimentazione Zamboni

Come avevo già annunciato in un altro post( Metodo Zamboni ), oggi 7 Agosto e' iniziata la sperimentazione con due pazienti ferraresi del metodo del professor Paolo Zamboni sulla Ccsvi, l'insufficienza venosa cronica cerebrospinale che inciderebbe sulle condizioni dei malati di sclerosi multipla. Lo studio durera' due anni e valutera' efficacia e sicurezza dell'angioplastica dilatativa proposta dal prof.Zamboni per la disostruzione delle vene extracraniche.

Saranno in tutto 687 i malati, a livello nazionale, sottoposti alla sperimentazione.

E' d' obbligo auguragli un in bocca al lupo.