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mercoledì 25 luglio 2012

Formigoni, c'è l'invito a comparire L'accusa: «Corruzione aggravata»

MILANO - Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni è indagato. Dopo le anticipazioni delCorriere, la conferma è arrivata con una nota del procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, che specifica che Formigoni è destinatario anche di un invito a comparire e che si dovrà presentare davanti ai pm il prossimo sabato 28 luglio (GUARDA IL DOCUMENTO). Nel comunicato c'è un piccolo refuso: si parla dell'articolo 375 del cp (codice penale) anziché del cpp (codice di procedura penale). Al presidente lombardo è contestato il reato di corruzione, con l'aggravante dei reati transnazionali, in concorso con l'uomo d'affari Pierangelo Daccò e l'ex assessore regionale Dc alla Sanità Antonio Simone, attualmente in carcere nell'inchiesta sulla sanità lombarda, e con Umberto Maugeri e Costantino Passerino. Non è stato ipotizzato il finanziamento illecito ai partiti. Bruti Liberati ha reso noto che Formigoni è stato iscritto nel registro degli indagati il 14 giugno scorso, e che l'iscrizione è stata desecretata oggi. L'invito a comparire, con contestuale informazione di garanzia, è stato notificato al legale di Formigoni, l'avvocato Salvatore Stivala. Formigoni ha comunicato che terrà una conferenza stampa con Andrea Gibelli, vicepresidente della Regione, alle 17.30 a Palazzo Lombardia (diretta su Corriere.it).
CONTI IN SVIZZERA - L'aggravante della transnazionalità, contestata dalla Procura di Milano a Roberto Formigoni, affine al reato di corruzione, è prevista dalla legge n.146 del 2006. Da quanto si è saputo, la contestazione dell'aggravante per Formigoni è legata alle condotte delle persone arrestate ad aprile nell'inchiesta sul caso Maugeri, tra cui Daccò e Simone. Secondo l'accusa, infatti, sarebbe stata messa in piedi un'associazione per delinquere che operava anche attraverso conti all'estero, e in particolare in Svizzera e riconducibili a Daccò e al suo collaboratore Giancarlo Grenci. Da qui l'aggravante della transnazionalità. Inoltre, a Formigoni vengono contestati fatti commessi tra Milano e l'estero dal 2001 al novembre del 2011, lo stesso periodo in cui, secondo le indagini, avrebbe operato l'associazione che drenava fondi dalle casse della Maugeri per dirottarli all'estero.
NOVE MILIONI DI EURO - Stando alla ricostruzione dei pm milanesi, Formigoni avrebbe ricevuto da Daccò circa nove milioni di euro di «utilità», tra cui viaggi, passaggi in barca e uno sconto per l'acquisto di una villa in Sardegna da parte di un suo amico di Comunione e Liberazione. In cambio, è l'ipotesi dell'accusa, avrebbe garantito una «corsia preferenziale» a Daccò, consulente della Maugeri, in Regione.
HA SEMPRE NEGATO - Il governatore Formigoni ha sempre sostenuto di non aver mai ricevuto nessun avviso di garanzia. Anche mercoledì mattina su Facebook, pochi minuti prima che fosse reso noto il comunicato della Procura, ha scritto, riferendosi ai quotidiani nazionali: «Ricordate come diedero la notizia – falsa – di Formigoni semplice indagato? Il Corriere in prima pagina, con ampi servizi interni ripetuti per più giorni (...) Un'ultima considerazione: questi giornaloni ricevono anche una sovvenzione pubblica, pagata con i soldi delle tasse di voi cittadini. Pensate che meritino ancora i vostri soldi in omaggio?».
L'OPPOSIZIONE - L'informazione di garanzia a Roberto Formigoni spinge le opposizioni di centrosinistra a ribadire la richiesta di dimissioni ed elezioni anticipate. Il Pd - in un comunicato del segretario Martina e del capogruppo Gaffuri- ha scritto: «Serve un’assunzione di responsabilità che fino a qui non c’è stata: il voto anticipato continua ad essere l’unica strada percorribile per rinnovare una situazione sempre più ingestibile». Sulla stessa linea le dichiarazioni di Idv e Sel. «Questo avviso di garanzia - ha detto Stefano Zamponi, Idv - certifica che ormai Formigoni è inadeguato a continuare a goveernare». «Spetterà alla magistratura appurare le responsabilità penali» ha aggiunto Chiara Cremonesi di Sel «ma è sempre più chiara la necessità di sue dimissioni».
LA REAZIONE - «La Regione non ha nessuna responsabilità sul controllo dei bilanci delle fondazioni San Raffaele e Maugeri», ha affermato Roberto Formigoni durante un'audizione al Senato. «Bisogna tener presente - ha detto - che questi sono Irccs, enti a rilevanza nazionale. La vigilanza sui loro bilanci spetta al ministero della Salute».
I 12 indagati in Consiglio regionaleI 12 indagati in Consiglio regionale    I 12 indagati in Consiglio regionale    I 12 indagati in Consiglio regionale    I 12 indagati in Consiglio regionale    I 12 indagati in Consiglio regionale
12 INDAGATI - Con Roberto Formigoni sale a 12 il numero degli esponenti del Consiglio regionale e della Giunta della Lombardia insediatisi a inizio legislatura (nella primavera del 2010) che sono stati nel frattempo indagati nell'ambito di diverse vicende, anche se alcuni hanno già lasciato la Regione e sono stati sostituiti.

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