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lunedì 13 agosto 2012

Tumori, hanno le ore contate.


Scoperta una proteina che contrasta il meccanismo che fa vivere le cellule malate più a lungo delle sane

MILANO - DBC1 e SIRT1: non sono navicelle spaziali, ma proteine. Che hanno un ruolo importante nella salute del nostro organismo. Le ha studiate un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, arrivando alla conclusione che la DBC1 può far ripartire il meccanismo che porta le cellule tumorali a invecchiare e poi a morire. Al contrario, la SIRT1 è una specie di "elisir di lunga vita" per le cellule del tumore. I ricercatori hanno dimostrato che DBC1 è capace di annullare l’effetto di "eterna giovinezza" della SIRT1. Quest'ultima è coinvolta però anche in altri processi, in particolare è utile nella regolazione del metabolismo e se presente in buone dosi può prevenire obesità e diabete. Dunque come regolarsi? «Premetto che questo studio è a un livello iniziale e che siamo già impegnati in ulteriori approfondimenti - spiega Laura Zannini, ricercatrice all'Istituto nazionale dei tumori e prima autrice dello studio -. Abbiamo analizzato linee cellulari umane con tumori e abbiamo individuato il ruolo positivo della DBC1 nella cura del cancro, in particolare il tumore al seno. Allo stesso tempo però la proteina ha un ruolo negativo per obesità e diabete, dunque un eventuale sbocco terapeutico dovrebbe essere in grado di modulare e localizzare i livelli delle due proteine. Nel tumore del seno abbiamo visto che entrambe le proteine sono presenti in livello elevato». Obiettivo dello studio, pubblicato sul numero di agosto della rivistaJournal of Molecular Cell Biology, è «cercare di capire il ruolo delle due proteine come marker per il tumore al seno e altri tipi di tumore - spiega Zannini -, nell'ottica della diagnosi precoce». Nella nuova fase del lavoro, i ricercatori vogliono capire come avviene l'interazione tra le due proteine, che - si è visto - aumenta in presenza di danni al Dna (per esempio durante la chemioterapia).
LO STUDIO - In generale, quando le cellule del corpo umano presentano una grave alterazione del Dna si attiva al loro interno la proteina p53, chiamata “il guardiano del genoma” in quanto è responsabile dell’apoptosi, cioè un meccanismo naturale che spinge le cellule con il Dna troppo danneggiato a morire. Questo "suicidio cellulare" è essenziale perché evita che cellule con il patrimonio genetico alterato e potenzialmente in grado di trasformarsi in cellule tumorali possano continuare a crescere in modo incontrollato. In caso di tumore, questo meccanismo non solo non si attiva ma è anche molto alto il livello della proteina SIRT1, l’"elisir di lunga vita" delle cellule, che blocca p53 e mantiene in vita le cellule tumorali per un periodo superiore alla norma. Lo squilibrio tra i valori di DBC1 e SIRT1 all’interno delle cellule tumorali era un fenomeno già noto; ciò che non era conosciuto era il tipo di rapporto che lega queste due proteine. I ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori hanno aumentato artificialmente il livello di DBC1 in cellule del tumore mammario: conseguenza di questa variazione è stata una diminuzione di SIRT1. Alla riduzione di questa proteina è corrisposto un aumento di p53 e si è intensificato il fenomeno di "morte programmata" delle cellule tumorali.
INTERAZIONE - Sulla base dei risultati, i ricercatori hanno anche compreso perché nei tessuti di tumori del seno e dello stomaco dalla prognosi particolarmente infausta si registrano valori alterati di DBC1 e SIRT1: un livello limitato del primo consente un’elevata presenza di quest’ultima proteina e quindi una lunga vita e azione delle cellule del tumore. Sottolinea Domenico Delia, responsabile della Struttura meccanismi molecolari di controllo del ciclo cellulare dell’Istituto Nazionale dei Tumori: «La nostra ricerca ha studiato la presenza di queste proteine e come interagiscono tra loro nei tessuti del tumore del seno, tuttavia queste molecole sono presenti e coinvolte nel ciclo vitale di tutte le cellule e questo implica che i risultati di questa ricerca sono applicabili a diverse forme di cancro. Si aprono quindi importanti prospettive di ricerca: possiamo studiare nuove strategie terapeutiche che aumentino la presenza nell’organismo e nei tessuti del tumore di DBC1, contrastando così l’azione di ringiovanitrice di SIRT1 e spingendo al suicidio le cellule tumorali. È importante precisare – continua Delia – che si tratta ancora di una scoperta effettuata in laboratorio e che prima di avere un applicazione clinica di questo meccanismo saranno necessari alcuni anni».

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